Lettera aperta al Presidente del Consiglio

Caro Presidente,

Le scrivo per poter condividere con Lei alcune riflessioni.

Le Arti in Italia, stanno attraversando un periodo di grande difficoltà e non solo per il Covid ma anche perché altre realtà come la tv on demand e altri svaghi hanno sostituito di gran lunga il cinema ma soprattutto il teatro.

Sa Presidente, l’altra sera a Firenze al Teatro Rifredi davano uno spettacolo chiamato Tebas Land, scritto dal drammaturgo Sergio Blanco e diretto da Angelo Savelli. Tebas Land è la storia di un parricidio moderno, un Edipo dove Tebe è un carcere e non una città. L’Edipo di Tebas Land si chiama Martino ed è un ragazzo che accoltella il padre con delle forchettate nella cucina di casa invece che sulla via per Tebe.

Uno spettacolo, emozionante con una regia straordinaria anche perché immediata.

Al termine di questo spettacolo la mia persona non riusciva ad alzarsi dalla poltrona per l’ emozione e contemporaneamente, sentiva che dentro di lei, qualcosa si stava trasformando, stava mutando una parte di sé.

Eravamo solo in 40 in sala, per un teatro da 300 posti, al mio fianco da entrambi i lati, nessuno. Ho fatto una fila ordinata, il pubblico dei teatri ha ancora un certo stile, sì stile, perché il teatro è uno stile di vita non una moda e come sa, le mode cambiano, lo stile rimane.

Non era necessario chiudere i teatri Signor Presidente, prendendo tutte le misure antiCovid, perché se vogliamo essere in salute e fare prevenzione, allora dobbiamo nutrire anche l’anima e l’anima e il corpo, sono congiunti, basta con queste schizofrenie sulla salute: anima, mente e corpo sono un unico organismo vivente.

L’essere umano si nutre con l’arte e la natura, non di solo pane. Le Arti sono il respiro dell’Umano così come il tramonto è il respiro di Dio. Lei Presidente, la sua anima non la vede ma devo immaginare che come me la sente e la sente quando piange?

Riapra i teatri Presidente, non presti il fianco alle case farmaceutiche che distribuiscono antidepressivi e ansiolitici, cresciute a dismisura con il Covid, le malattie crescono quando la gente è spaventata e fragile.

Il teatro rinforza l’animo, il teatro non uccide il proprio padre, ma forse Lei è come Edipo, non sa che Laio è suo padre proprio mentre lo sta uccidendo, non dia retta alla Sfinge è lei la vera responsabile di questo parricidio. Creda anche Lei, insieme a molti di noi di noi che anche la Bellezza può salvarci da questo disastro.

Solo per questa sera pensi alla sarta del teatro, pensi al macchinista delle luci che non accenderà le sue macchine ma che probabilmente per la rabbia e la paura si chiuderà nel suo Io.

Pensi al Direttore del teatro, preoccupato per i suoi dipendenti, ma nel teatro non si chiamano dipendenti si chiamano famiglia, essi sono congiunti da un’unica magia.

Alzi il sipario Presidente e per una volta, distolga il suo pensiero dal Covid, si metta seduto e si goda lo spettacolo, forse il giorno dopo, con maggiore lucidità, si potrà di nuovo occupare e non preoccupare della Vita.

Dott.ssa Maria Grazia De Donatis

One thought on “Lettera aperta al Presidente del Consiglio

  1. Concetti veri e espressi in modo egregio. Non chiudiamo i teatri e i cinema, nutrimento e divertimento per l’anima, in assoluta sicurezza

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