Ti aiuto?No, grazie ce la faccio da solo

Nasciamo tutti dipendenti, nasciamo da qualcuno che non siamo noi. Nasciamo da un corpo che non è il nostro e dal quale per un motivo o per l’altro ci dovremo fare i conti per tanto tempo. La maggior parte delle persone ha paura di diventare dipendente da qualcuno, la loro paura è dettata dal loro bisogno di esserlo.

Io non ho bisogno di nessuno, ce la faccio da solo, quante volte è nato dentro di noi questo sentimento di ribellione e quante volte non l’abbiamo saputo gestire a causa di un orgoglio ferito, di una ferita narcisistica non sanata è così che la persona nega l’attaccamento rifiutandolo invece è ciò a cui anela di più.

Questa contro-dipendenza affettiva può sfociare in un delirio di onnipotenza, il moto che nasce è posso fare tutto da solo, non ho bisogno di nessuno, nessuno mi capisce, anzi da solo sto meglio! Quando questo sentimento vi pervade con rabbia o costrizione ponete attenzione a voi stessi perché questa dipendenza può sfociare in un isolamento emotivo e sociale o nel tempo, con una depressione.

Questa forma di dipendenza dalla non dipendenza, quindi dalla paura di dipendere trova le sue radici nell’infanzia, quando all’età di 2- 3 Anni il bambino sperimenta la fase del No. Il No dettato dalla madre o dalle figure di riferimento e la paura del bambino di staccarsi o meglio, dall’incapacità del genitore di aiutarlo a staccarsi con amorevolezza. Il bambino così può avere i primi blocchi e rispondere all’angoscia con i capricci. Diventa la ribellione un atto per proteggersi dal dolore e lenire una ferita che con il tempo invece di cicatrizzarsi si riattiva ogni qual volta che ci sente prima attaccato, poi rifiutato e alla fine abbandonato.

Il bambino che si è sentito rifiutato, eviterà poi da adulto, di instaurare rapporti profondi. I legami possono essere duraturi ma non è detto che siano profondi. Non instaurerà legami per paura di sperimentare un rifiuto, imparerà ben presto a badare a se stesso, a contare sulle proprie forze, a non chiedere aiuto vivendo l’aiuto come una vergogna, come qualcosa che lo rende vulnerabile e che poi dovrà anche risarcire. Preferirà, da grande, fare le cose per proprio conto contando solo sulle sue forze. Tenderà a non sentirsi comodo nelle relazioni più strette, ogni volta che qualcuno non andrà incontro alla sua misura si sentirà soffocare e si chiuderà di nuovo. Nella contro-dipendenza affettiva questo tipo di persone non riusciranno a concepire che la loro felicità possa dipendere da qualcun altro.

La contro-dipendenza Affettiva, che fa il palio con la dipendenza affettiva, dove in entrambi i casi, essendo queste due realtà, gli estremi opposti della stessa problematica, si andrà in contro a grave e cronica difficoltà ad accedere all’arcobaleno delle proprie emozioni, non riconoscerle e molto spesso. In questo sistema emotivo si è convinti che siano gli altri che ‘non capiscono…’ gli altri Sono i colpevoli del proprio disagio. Gli altri sono i colpevoli nella misura in cui, glielo si permette per accusarli successivamente, delle loro mancanze nei nostri confronti.

La verità è che le cose difficilmente sono come sembrano e ogni volta che diciamo: ’io non ho bisogno di nessuno’ stiamo congelando il nostro cuore, negando i bisogni più profondi. Ci si sente vulnerabili nello scoprire il bisogno dell’amore dell’altro bisognosi del suo affetto o compagnia. Da questa realtà, si può uscire in punta di piedi, con passi da bimbo con un grande sforzo e pazienza verso se stessi, per poter, col tempo, far crollare le proprie corazze accettando che tutti noi sentiamo il bisogno profondo di sentirci amati.

Abbiamo bisogno di sperimentare e creare delle relazioni affettive dove i rapporti siano o diventino bilanciati in cui il dare e il ricevere possano vivere in armonia. Imparare a rimanere nella relazione creando un rapporto di fiducia, fidarti che l’altro non stia con te per fregarti o per ottenere qualcosa, se questo accade vuol dire che noi glielo stiamo permettendo.

A volte donare non è un gesto pulito ma un modo sbagliato per sentirci migliori, non più generosi ma superiori. A volte, l’essere donartivi, se non è scevro da secondi fini anche inconsci, può ed è una trappola, la trappola del sentirsi migliori, e ogni volta che abbiamo questo bisogno sotteso allora significa che ci sentiamo meno.

Non aver bisogno di nessuno è solo una maschera narcisistica per giunta tra le più noiose e meno divertenti. Come psicoanalista ho scoperto anch’io, dopo anni di duro lavoro sulla mia persona, quanto stare lontano dalla vita e dalle persone ha solo due sfumature o bianco o nero, ho scoperto col tempo quanto amo i colori, quanto mi diverte stare in mezzo alle cose della vita e se ho imparato una cosa è che I rigidi contesti giudicanti possono stare alla larga dal momento che riattivano solo tonalità infantili tra le più paurose. Quando hai bisogno di dimostrare qualcosa a qualcuno lì le tue forze verranno meno, solo il pensiero rende l’animo debole. Le fantasie di risarcimento non hanno mai risarcito di alcunché e non bisogna mai dare il fianco a questa parte di noi. Non sono loro i nostri giudici. La patente per diventare grandi non te la da il Santo Uffizio. La libertà comincia ad esserci come istanza psichica, quando te la prendi, non quando ti viene data (es. adolescente che si ribella al genitore).

Impariamo a a dis-cernere, dandosi tempo per ogni cosa, distinguendo con lucidità e chiarezza le proprie tonalità emotive.

E visto che nella vita, siamo tutti parti di una interdipendenza, allora voglio dipendere dalle persone miti, da quelle gentili, voglio dipendere da quelle persone che non cambiano idea su di te quando non le servi più, voglio dipendere dalle persone allegre, da quelle che quando cadono non dicono, si vabbè ma è colpa tua, voglio dipendere da quelle che non si nascondono dietro ai buoni sentimenti perché l’inferno è lastricato da buone intenzioni. Voglio dipendere da chi dice scusa, da chi si accorge che chiunque di noi provoca dolore all’altro e non è solo una vittima. Voglio dipendere dal Bello e dal Buono, dalla natura delle cose e da chi quando si alza la mattina capisce che è vivo.

E’ da questa maturità affettiva che nasce l’autonomia.

La libertà è dentro le cose, non fuori.

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